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18-11-14

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Marco Del Pasqua. Nuove ipotesi sull’origine della chiesa romanica di S. Maria in Ferrata a Rapolano.

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La chiesa ha origini antichissime e le prime notizie scritte risalgono al 1197.

FERRATA (etimologia della parola). Dal lat. FAR (farro), mediante la forma aggettivale alterata FERRATUS .

La chiesa di S. Maria in Ferrata, nel secolo XII era di padronato della badia dé Camaldolensi di Agnano in Val d'Ambra. L'altra chiesa parrocchiale portava il titolo di S. Cecilia, ma nel 1484, a causa delle vertenze insorte tra i due rettori, per decreto del vescovo di Arezzo le due parrocchie furono riunite in una. Con un altro decreto vescovile del giugno 1798 la cura di S. Maria in Ferrata venne trasferita all'oratorio di S. Pietro al Poggio S. Cecilia.

Nel 1798 la parrocchia fu trasferita nell’oratorio di S. Pietro dentro il castello, attuale chiesa parrocchiale.

Per dare un’adeguata idea dello stato del Poggio S. Cecilia ai tempi del Principato Mediceo, nulla di meglio potrebbe additarsi, della relazione fatta dall’auditore Bartolomeo Gherardini nella sua visita allo Stato Senese, eseguita nel 1676 per ordine di Cosimo II Granduca di Toscana.

Il Poggio S. Cecilia, scrive il Gherardini, era circondato da mura, rotte da una sola parte e diviso per metà da una sola strada. Il castello o corte era abitato da quarantanove famiglie, formanti un insieme di duecentosessanta persone, delle quali centotrentotto maschi, compresi soldati trentuno ed un sacerdote. Si governava questa terra con statuti propri e l’amministrazione della giustizia era affidata per il civile, al Notaro del Podestà delle Serre e per il criminale al Capitano di Giustizia di Sinalunga. L’amministrazione della comunità si teneva da tre Priori, con ufficio semestrale e con salario di lire due per ciascuno; ed il Consiglio era composto a ragione di un uomo per casa sia del castello che della corte.

Nello spirituale era sottoposto alla Diocesi di Arezzo; ed oltre alla chiesa col titolo di S. Cecilia, erano nella Terra, l’oratorio del SS. Crocifisso, detto Monte Calvario, fatto erigere verso la metà del sec. XVII, da Pietro di Traiano Buoninsegni; la chiesa e compagnia laicale di S. Croce, che si teneva per cura dei fratelli; l’oratorio di S. Pietro, sotto lo iuspadronato della comunità; la cappella del Corpus Domini, luogo pio laicale, sottoposto al Magistrato dei Conservatori di Siena, che fu poi interdetta dal Vescovo d’Arezzo; la chiesa curata di S. Maria, sotto lo iuspadronato della famiglie Griffoli e Buoninsegni e infine l’oratorio di S. Maria dell’Inferrata, dipendente dalla chiesa parrocchiale di S. Maria.

La corte del Poggio si componeva di poderi trentuno, che ad eccezione di nove, erano posseduti dal ricordato Pietro di Traiano Buoninsegni, al quale si deve pure la costruzione della grandiosa villa, che dal proprio cognome volle che si chiamasse La Buoninsegna. (1910)

La lastra con orante - Chiesa di S. Maria in Ferrata (testo e foto da: Rapolano ed il suo territorio- E. Lecchini- D. Mazzini - 1983) e "La Diocesi di Arezzo" - Alberto Fatucchi 1977

Travertino locale.

Metri 0,37 x 0,58; spessore 0,185

Stato di conservazione discreto. Scheggiata non gravemente nei bordi.

Tutta la superficie presenta una certa corrosione dovuta agli agenti atmosferici ed è ricoperta da un sottilissimo strato di licheni biancastri, sotto il quale nella cavità della bocca della figura appare un colore rosso corallino. La larga cavità regolarmente circolare in basso a destra ha un diametro di cm 6 ed una  profondità di cm 1. Il pezzo è stato recuperato il 9 luglio 1975 da un muro esterno della chiesa di S. Maria in Ferrata dal Gruppo Archeologico Rapolanese, guidato dal dott. Enzo Lecchini. Si trova ora nella sede dell’archivio storico del comune.

Una cornice piana di larghezza non uniforme racchiude una figura di orante dal rilievo molto piatto, di poco emergente dal fondo piano della formella. Il panneggio è reso da una serie di incisioni che corrono quasi parallele nelle parti più esterne e tendono invece a incontrarsi in angoli nella parte centrale corrispondente alla persona. L’incisione che segna la linea del volto, formante come una losanga, è incorniciata entro un bordo quasi uniforme forse allusivo ai capelli più che ad un’aureola. Le palme aperte delle mani, sollevandosi simmetriche al panneggio, esprimono nella ritualità del gesto l’essenza della rappresentazione molto stilizzata e di livello quasi elementare, che si coglie soprattutto nei lineamenti sommari del volto.

Il  tema iconografico dell’orante, meglio documentato nel territorio in età romanica (per es. in una rozza formella della cripta di Badia Prataglia  e nella Pieve di Gropina) ha precedenti anche in epoca altomedievale: così in una formella di Campagnano Romano (cfr: J. Raspi Serra, Corpus, VIII, n. 139). Un problema non trascurabile è quello della cavità circolare, per la quale non si può affatto escludere un significato religioso. In tal caso essa troverebbe un riscontro nella figura di Ursus, che nella famosa lastra dell’Abbazia di S. Pietro in Valle a Ferentillo, solleva con ogni mano un disco; quei dischi secondo E. Schaffran (Die Kunst der Longobarden in Italien, cit. pp. 103-104) sarebbero simboli solari.

Comunque, dato il carattere incolto, il reperto è difficilmente databile, anche se il rilievo piatto e le incisioni del panneggio richiamano opere di ben altro livello artistico dell’età barbarica, come l’altare di Ratchis a Cividale o quelle di oreficeria. Pertanto ci si limita a proporre una generica attribuzione all’epoca altomedievale.

Gropina- Particolare pulpito

Ursus - S. Pietro in Valle a Ferentillo

Altare di Ratchis - Cividale -Particolare

Elenco dei beni artistici della chiesa stilato dalla Soprindentenza ai monumenti di Firenze nel 1916:

-   S. Antonio abate ed altro santo genuflessi, appresso, ai piedi, S. Lucia e S.Alberto. In alto due angeli volanti. Tela centinata (sagomata ad arco) superiormente, a olio con figure al naturale: m 2,61 x 1,64 secolo XVII scuola senese. (Oggi scomparsa).

-   La madonna con il bambino in braccio, mezza figura al naturale dipinta sul muro. Era del XV secolo. (Icona miracolosa)

-   La madonna. Mezza figura al vero. Secolo XVIII Ignoto. (Oggi scomparsa)

-   Un angelo. Mezza figura quasi al vero, scolpita in bassorilievo su pietra. Secolo XII. (In realtà non si tratta di un angelo, bensì di una figura orante. Attualmente custodito nell'archivio comunale di Rapolano Terme).

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 31-05-14